DiPersona Relay · Alpha R11
Il codice si legge.
Le chiavi non si pubblicano.
Chi scarica il pacchetto può capire come funziona il relay. La protezione deve reggere anche quando questi meccanismi sono conosciuti.
Codice pubblico e dati privati.
Il pacchetto contiene formati, algoritmi, porte e regole del servizio. Non è un’esportazione dei dati di un server in uso. Ogni nuova installazione genera le proprie chiavi e credenziali.
Conoscere il protocollo non significa possedere le autorizzazioni o le chiavi di un’altra persona. Il file di configurazione per l’app è pubblico; il file di avvio personalizzato contiene invece l’email e il documento pubblico dell’account e del telefono del gestore, compreso il nome impostato nell’app, e va conservato privatamente.
Il server ha un gestore.
Chi amministra la macchina controlla software, rete e archivi del relay. Può osservare indirizzi di rete, tempi e quantità di traffico; può anche modificare il software e la registrazione dei log. Un server autonomo non rende invisibili questi metadati.
I contenuti vengono cifrati sui telefoni. Le chiavi dei certificati del server sono distinte dalle chiavi che proteggono i contenuti fra le persone.
Confini più stretti fra i servizi.
La pagina da cui si scarica la configurazione ha una propria chiave del certificato e una propria rete. Non condivide il collegamento locale dei servizi applicativi e del database. I suoi file non comprendono le password del database, la chiave che firma la configurazione o l’accesso amministrativo a Docker.
Queste separazioni limitano ciò a cui quel servizio può accedere. Non sostituiscono il controllo del sistema operativo, degli aggiornamenti o dell’amministratore.
Quote e disponibilità.
Il relay applica limiti alle connessioni e ai dati. Una prenotazione scaduta o annullata restituisce lo spazio previsto per il contenuto; il ricordo dell’operazione resta per impedire il riuso della vecchia autorizzazione.
Le risorse restano finite. Un client ammesso può occupare parte delle quote, quindi questi limiti non garantiscono disponibilità contro ogni abuso o un numero illimitato di utenti.
Un avvio fallito resta un errore.
Se il primo avvio fallisce dopo aver acceso i servizi, l’installatore ne richiede l’arresto e ne controlla lo stato. Se non riesce a confermare l’arresto, segnala il problema. Non cancella chiavi e database per nascondere il guasto.
La consultazione dello stato di un relay in uso non lo arresta. Le interruzioni di alimentazione e gli errori del sistema richiedono comunque diagnosi.
Diagnostica locale e riavvii.
R11 aggiunge campioni locali delle risorse, riservati all’amministratore e senza invio di dati. Le sonde possono terminare soltanto il processo del proprio servizio dopo averne verificato identità e blocco; il riavvio resta affidato a Docker. Un arresto volontario resta fermo. Questi controlli non riparano un sistema operativo o un motore Docker bloccati.
Dipendenze dei certificati.
Questa edizione R11 non installa i pacchetti npm node-forge e acme-client. Per richiedere e rinnovare i certificati usa una selezione del codice nativo di acme-client 5.4.0, conservata senza modifiche con licenza, provenienza e impronte dei file. La costruzione del pacchetto controlla questa selezione e rifiuta le dipendenze escluse.
Resta codice di terze parti, che richiede manutenzione e revisione insieme alle dipendenze installate. Un controllo senza segnalazioni note non garantisce l’assenza di difetti. La valutazione tecnica e la provenienza sono incluse nei sorgenti del relay.
Come leggere i risultati.
La pagina sullo stato dell’Alpha distingue le prove concluse da quelle ancora da eseguire. Una revisione del codice e una suite locale non sono una certificazione di sicurezza o una misura della capacità del server.